Articoli marcati con tag ‘Social network’

Italiani su MySpace

giovedì, 21 maggio 2009

myspace_logo.jpgNell’ultimo post il tema era “perché gli utenti abbandonano MySpace”.
Poco dopo averlo pubblicato ho trovato su www.i-dome.com un articolo relativo a un’indagine condotta da Aegis Media Expert sulle ragioni per cui gli utenti italiani apprezzano e rimangono su MySpace. Mi è sembrato doveroso riprenderlo come giusto seguito del discorso.

Dalla ricerca è emerso che l’aspetto più apprezzato del social network è “la possibilità di personalizzare la propria pagina (63% degli intervistati) seguita dalla possibilità di condividere contenuti ritenuti interessanti.”

Ma quali contenuti per l’esattezza?
Ecco le risposte degli intervistati: leggere testi e racconti personali (61%), condividere video (60%), partecipare a discussioni e forum (50%), scrivere articoli o post (46%), scrivere testi e racconti personali (43%) creare discussioni e forum (40%).

Questo è il link all’articolo:
http://www.i-dome.com/pagina.phtml?_id_articolo=13595&skip=1

Myspace e Facebook all’ultimo round?

mercoledì, 20 maggio 2009

Vi appassionano le sfide? Quella tra MySpace e Facebook va avanti da ormai cinque anni e sembra ormai giunta a un punto di non ritorno. In base a recenti dati pubblicati sul sito www.techcrunch.com il social network della Fox Interactive Media (Myspace) ha perso il 20% delle visite mensili “worldwide”, passando da 47.4 miliardi dell’anno scorso ai 38 miliardi di oggi, mentre Facebook cresceva vertiginosamente compiendo un balzo da 44 a 87 miliardi di visitatori (+ 100%).

myspace_vs_facebook_pageviews.jpg

Come si spiegano questi dati? Perché le persone abbandonano MySpace?
Ecco alcune ipotesi:

- le pagine di MySpace sono pesanti da caricare e la personalizzazione del layout non è immediata: c’è chi lo definisce un crimine contro l’HTML;

- MySpace è un social network di intrattenimento ed è poco frequentato per ragioni legate al lavoro, mentre Facebook è ben sfruttato commercialmente;

- su Facebook c’è gente “reale”, mentre MySpace è zeppo di identità fittizie;

Chi avesse altre ipotesi si faccia avanti.

Concludo osservando che MySpace rimane ancora un punto di riferimento come social network musicale grazie al quale possiamo scoprire quanta gente insospettabile coltiva un assurdo progetto musicale. E penso che i gruppi iscritti difficilmente rinunceranno al loro spazio… specialmente dopo essere riusciti a domarne l’interfaccia.
Inoltre il crudo realismo di Facebook che deriva dal suo concept iniziale, lascia meno spazio alla creatività degli utenti e al gioco identitario che è un aspetto tipico della Rete, o per lo meno lo era prima dei “reality show”.

Comunicazione on-line: quali strumenti scegliere?

lunedì, 16 marzo 2009

stanzecolorate.pngGli strumenti per fare comunicazione online sono sempre più numerosi: dal sito istituzionale, al portale di informazione, fino ai blog, alle piattaforme social media come YouTube e Facebook. Senza parlare dell’ormai imprescindibile newsletter che permette di informare e fidelizzare i propri utenti.

Se vi sentite sommersi da un’ondata di proposte tutte più o meno promettenti, è il caso che vi fermiate un attimo a pensare. Prababilmente non potrete fare a meno di chiedervi: qual è l’investimento giusto per la mia attività? E a questo punto sarà opportuno rivolgere la stessa domanda a una/un consulente.

È importante che questa persona abbia una visione il più possibile ampia e aggiornata sul mondo della comunicazione tradizionale e online.
Il numero di servizi che può mettervi a disposizione può già indicare se si tratta di una/uno specialista in senso stretto o se invece ha una visione più vasta e vi permettrà di trovare la combinazione di servizi che fa davvero al caso vostro.

Perché in questo settore ormai nessun ambito è separato dall’altro. La grafica ad esempio: è possibile oggi progettare un logo senza tener conto delle sue diverse applicazioni, dalla carta stampata al web? Così anche per la costruzione di siti web: una volta creata l’interfaccia è sempre auspicabile investire qualche risorsa nell’ottimizzazione e nel posizionamento dei siti sui motori di ricerca o magari in una campagna pubblicitaria mirata a ottenere subito visibilità in rete. Altrimenti il sito rimarrà per lo più sconosciuto agli utenti e tante nuove opportunità sfumeranno.

Un’altra considerazione molto importante riguarda l’approccio ai canali di comunicazione.  Oggi Google   controlla gran parte dei servizi online ed è sempre più ampia la diffusione di software già pronti come Wordpress per confezionare blog e di strumenti “white label“.
Ci sono casi in cui realizzare costose applicazioni originali e proprietarie è la scelta migliore. Ma spesso sarebbe molto più utile personalizzare gli spazi di visibilità già esistenti come Myspace, Facebook, YouTube per trasmettere i propri contenuti come articoli, comunicati stampa, immagini e video.
Spostandosi sui social network è possibile infatti andare incontro a un bacino di utenti già esistente.

Si sta delineando un importante cambiamento di paradigma nel mondo della comunicazione online. Fino a ieri l’accento è stato posto soprattutto sulla creazione di mezzi attraverso cui promuovere e informare. Si realizzavano così siti pieni di effetti speciali, ma forse un po’ effimeri.
Oggi invece l’attenzione si sposta soprattutto sui contenuti audio, video e testuali da diffondere tramite canali già esistenti.

Molti esperti di comunicazione hanno già sottolineato l’importanza che i contenuti ricoprono in una efficace strategia di comunicazione fuori e dentro la Rete. Ma per assecondare questa trasformazione è necessario che aziende e clienti riconoscano il valore della creatività.
Le agenzie che lavorano con Internet hanno fin dall’inizio reclutato numerosi creativi provenienti dal mondo delle arti figurative, delle video-produzioni e della scrittura. Ma le loro potenzialità sono troppo spesso messe al servizio di una clientela poco preparata ad accogliere le novità.

Eppure, come ci dice il buon senso e anche i dati statistici, i principali utenti di Internet sono giovani (il 68% secondo l’Istat). Chiediamoci allora se investire in un modello di comunicazione rigido, fortemente aziendale, semplicemente perché “si è sempre fatto così”, consenta di conquistare davvero questo pubblico. O se invece la chiave del successo non stia piuttosto nella freschezza delle idee in un mondo sempre più interconnesso dove tanti competitori si contendono uno spazio di visibilità.