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Campagna per le elezioni europee 2009: uno strano caso di localizzazione

martedì, 17 marzo 2009

toppage_logo_it.jpgIn vista delle elezioni parlamentari del 2009, l’Unione Europea con il supporto di un’agenzia di comunicazione tedesca, la Scholz & Friends, si è impegnata nel lancio di una Campagna di sensibilizzazione per incentivare la partecipazione dei cittadini europei al voto. Nel 2004 l’Unione Europea aveva infatti registrato un imbarazzante calo di popolarità dato che solo il 46% dei cittadini si era recato alle urne. La prima cosa che giustamente un’istituzione deve chiedersi in questi casi è: dove abbiamo sbagliato?

Da questa esperienza è nata così l’idea di lanciare alla vigilia delle elezioni del 2009 una campagna per scongiurare l’astensionismo, uguale per tutti gli stati membri basata sul claim “It’s Your Choice” e riconoscibile dall’uso dei colori simbolo dell’Unione Europea: l’azzurro e il giallo.
In questo filmato sono spiegati gli obiettivi: dare coerenza alla comunicazione dell’Unione Europea proponendo ai cittadini la stessa visione, lo stesso slogan e lo stesso logo ovunque in Europa. Prendendo dichiaratamente spunto dal successo di Obama e del suo motto “Yes We Can” che tanto ha contribuito a infondere nell’elettorato americano un senso di partecipazione e responsabilità per la propria scelta.

La campagna si basa soprattutto su messaggi audiovisivi e multimediali. Lo scopo è naturalmente quello di “raggiungere le persone lì dove sono”: davanti alla televisione (fascia della popolazione più anziana) o al monitor del computer (i giovani), ma anche nei luoghi pubblici della città. Cinque spot sono infatti già visibili a Roma nello spazio Europa di via IX Novembre.

Aldilà delle valutazioni sull’esito degli sforzi creativi (e/o del budget speso) si tratta di un ottimo esempio di coordinamento delle attività di comunicazione utile a dare un senso di coesione dei vari stati membri e l’idea di un tessuto politico e sociale europeo di cui far parte in modo attivo. Il problema riscontrato nelle passate elezioni era infatti che le persone non percepivano come determinante il proprio voto di fronte a un elettorato formato da 350 milioni di cittadini.

Fin qui tutto bene, ma il nostro Ministro per le politiche comunitarie, Andrea Ronchi, non ha apprezzato il lavoro svolto dall’agenzia berlinese e dall’Unione Europea dissociando l’Italia dalla campagna. Questo il breve comunicato pubblicato sul sito del Dipartimento:

Il Ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi, ritiene che i contenuti della campagna di comunicazione promossa dal Parlamento europeo, nella sua attuale formulazione, non siano idonei a migliorare la percezione e la conoscenza dei valori e delle opportunità derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea.
Per questo motivo il governo italiano non intende aderire alla campagna di comunicazione europea in vista del voto di giugno. In pieno accordo con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Dipartimento per le Politiche Comunitarie, sta preparando una diversa e più appropriata campagna di comunicazione.

Il TG1 oggi ha annunciato che si tratta di un problema di localizzazione, cioè di adattamento della comunicazione allo specifico contesto culturale del nostro Paese. Questa affermazione sembra andare nella direzione completamente opposta allo spirito che ha animato la campagna di sensibilizzazione UE.
Inoltre “localizzare” una campagna significa adattare un messaggio dal punto di vista linguistico e culturale, ma non richiede di doverla rifare (e per giunta a proprie spese).
Un esempio di localizzazione – che non è una semplice traduzione – è il claim “Usa il tuo voto” adattamento italiano di “It’s Your Choice” (letteralmente “è la tua scelta”) abbinato alla campagna in questione.

Mi chiedo, in qualità di professionista delle relazioni pubbliche, se una decisione del genere sia stata maturata con la dovuta attenzione. Come farà infatti il Governo Italiano a farci sentire parte di una comunità culturale, territoriale e politica più ampia partendo dal presupposto che siamo diversi dagli altri cittadini europei?

Comunicazione on-line: quali strumenti scegliere?

lunedì, 16 marzo 2009

stanzecolorate.pngGli strumenti per fare comunicazione online sono sempre più numerosi: dal sito istituzionale, al portale di informazione, fino ai blog, alle piattaforme social media come YouTube e Facebook. Senza parlare dell’ormai imprescindibile newsletter che permette di informare e fidelizzare i propri utenti.

Se vi sentite sommersi da un’ondata di proposte tutte più o meno promettenti, è il caso che vi fermiate un attimo a pensare. Prababilmente non potrete fare a meno di chiedervi: qual è l’investimento giusto per la mia attività? E a questo punto sarà opportuno rivolgere la stessa domanda a una/un consulente.

È importante che questa persona abbia una visione il più possibile ampia e aggiornata sul mondo della comunicazione tradizionale e online.
Il numero di servizi che può mettervi a disposizione può già indicare se si tratta di una/uno specialista in senso stretto o se invece ha una visione più vasta e vi permettrà di trovare la combinazione di servizi che fa davvero al caso vostro.

Perché in questo settore ormai nessun ambito è separato dall’altro. La grafica ad esempio: è possibile oggi progettare un logo senza tener conto delle sue diverse applicazioni, dalla carta stampata al web? Così anche per la costruzione di siti web: una volta creata l’interfaccia è sempre auspicabile investire qualche risorsa nell’ottimizzazione e nel posizionamento dei siti sui motori di ricerca o magari in una campagna pubblicitaria mirata a ottenere subito visibilità in rete. Altrimenti il sito rimarrà per lo più sconosciuto agli utenti e tante nuove opportunità sfumeranno.

Un’altra considerazione molto importante riguarda l’approccio ai canali di comunicazione.  Oggi Google   controlla gran parte dei servizi online ed è sempre più ampia la diffusione di software già pronti come Wordpress per confezionare blog e di strumenti “white label“.
Ci sono casi in cui realizzare costose applicazioni originali e proprietarie è la scelta migliore. Ma spesso sarebbe molto più utile personalizzare gli spazi di visibilità già esistenti come Myspace, Facebook, YouTube per trasmettere i propri contenuti come articoli, comunicati stampa, immagini e video.
Spostandosi sui social network è possibile infatti andare incontro a un bacino di utenti già esistente.

Si sta delineando un importante cambiamento di paradigma nel mondo della comunicazione online. Fino a ieri l’accento è stato posto soprattutto sulla creazione di mezzi attraverso cui promuovere e informare. Si realizzavano così siti pieni di effetti speciali, ma forse un po’ effimeri.
Oggi invece l’attenzione si sposta soprattutto sui contenuti audio, video e testuali da diffondere tramite canali già esistenti.

Molti esperti di comunicazione hanno già sottolineato l’importanza che i contenuti ricoprono in una efficace strategia di comunicazione fuori e dentro la Rete. Ma per assecondare questa trasformazione è necessario che aziende e clienti riconoscano il valore della creatività.
Le agenzie che lavorano con Internet hanno fin dall’inizio reclutato numerosi creativi provenienti dal mondo delle arti figurative, delle video-produzioni e della scrittura. Ma le loro potenzialità sono troppo spesso messe al servizio di una clientela poco preparata ad accogliere le novità.

Eppure, come ci dice il buon senso e anche i dati statistici, i principali utenti di Internet sono giovani (il 68% secondo l’Istat). Chiediamoci allora se investire in un modello di comunicazione rigido, fortemente aziendale, semplicemente perché “si è sempre fatto così”, consenta di conquistare davvero questo pubblico. O se invece la chiave del successo non stia piuttosto nella freschezza delle idee in un mondo sempre più interconnesso dove tanti competitori si contendono uno spazio di visibilità.